Trappole del pensiero

Come mente ed esperienza ci tradiscono

Una mazza da baseball e una palla costano un dollaro e dieci.  La mazza costa un dollaro più della palla. 

Quanto costa la palla?

Daniel Kahneman, psicologo e premio Nobel per l’economia nel 2002, assieme al suo collega Amos Tversky, studiò i bias cognitivi, ovvero quelle scorciatoie di pensiero, economiche e poco dispendiose da un punto di vista sia energetico sia temporale, che però ci fanno spesso cadere in fallo o che comunque influenzano il nostro comportamento.  Essenzialmente i bias sono alla base dei pregiudizi e stereotipi, in quanto giudizi a priori

Il concetto di bias è strettamente legato a quello del priming, che può essere definito come l’attivazione di una traccia, un’impronta attiva nel nostro sistema cognitivo che rimane in circolo nella nostra mente per un certo periodo, ma in maniera sotterranea e inconsapevole. 

L’effetto priming è stato oggetto di vari studi. Un esempio interessante ed esplicativo può essere lo studio condotto da Bargh (1996) nell’Università di New York, dove ha proposto ai suoi partecipanti un’attività fittizia nella quale presentava una serie di frasi, alcune delle quali contenevano, ad esempio, parole come “ruga”, “grigio” o “vecchio”, tutti riferimenti alla terza età.  La vera sperimentazione avveniva ‘alla fine dell’esperimento’, quando i partecipanti percorrevano il lungo corridoio per uscire dal luogo sperimentale.  L’autore evidenziò come i partecipanti a cui erano stati proposti priming riferiti all’anzianità percorressero il corridoio verso l’uscita in un tempo maggiore, ignari della traccia che era stata lasciata nella loro mente.

Il priming caratterizza la nostra vita e ci influenza costantemente, ad esempio in altri studi è stato mostrato come un’immagine subliminale di una bevanda in bottiglia, piuttosto che un’immagine di altra natura, presentata per soli 45 millisecondi – impercettibile alla coscienza – possa nell’85% dei casi (contro il 40%) portarci ad accettare un bicchiere di bevanda fresca dopo la conclusione di un esperimento fittizio (Channouf, Canac e Gosset, 1999).  O anche, come in un supermercato, la scelta della musica di un paese piuttosto che di un altro, influenzi l’acquirente nello scegliere prodotti di quel paese piuttosto che dell’altro (North, 1999).

Questi sono tutti esempi per evidenziare come i bias siano radicati nella nostra vita.

Nel suo bellissimo libro “Pensieri lenti e veloci” (2012) Kahneman spiega come la mente umana possa commettere importanti errori di valutazione, nonostante la sicurezza apparente con le quali scelte e stime vengano sostenute. 

L’autore, anche attraverso correlati neurobiologici, racconta dell’esistenza di due sistemi decisionali, che poi andranno a battezzare l’opera, ovvero il “sistema 1”, la prima risposta che media pensieri veloci, risposte emotive, intuitive, impulsive ed economiche tramite processi associativi raramente fondati, ed il “sistema 2”, la risposta mentale più presente e riflessiva, che media pensieri lenti, razionali, consapevoli e attenti, ma dispendiosi dal momento che operano analisi più accurate su cui basare una scelta più opportuna.

Kahneman racconta come entrambi questi sistemi siano necessari nella nostra vita quotidiana, ma come il loro funzionamento possa dare grandi benefici in certe occasioni e come gli stessi possano rappresentare un enorme costo in altre situazioni.

Ad esempio, risulta chiaro come i pensieri veloci possano essere fruttuosi nella vita di tutti giorni, permettendoci di non soffermarci su ogni azione o decisione che andremo a fare, automatizzando il comportamento e facilitandoci nella nostra routine.  Però, i pensieri veloci risultano meno fruttuosi nel momento in cui dobbiamo scegliere tra alternative dove ci è richiesto di aumentare i benefici e limitare i costi; è qui che interviene il sistema 2 con ragionamenti più accurati e proficui.

Nel suo libro, Kanheman riporta molti esempi per spiegare sia i processi lenti sia quelli veloci, evidenziando peculiarità, costi e benefici che entrambi hanno.  Un paio di esempi mi sono rimasti impressi.

Kahneman racconta del periodo degli attentati in Israele del 2004 e di come le persone, compreso lui, guardassero con sospetto il prossimo ed evitassero il più possibile luoghi affollati come gli autobus.  L’autore sottolinea come la forte impronta lasciata da questi tragici avvenimenti influenzasse il popolo di Israele che, terrorizzato da questi eventi rari, smise di considerare cause di morte maggiore e costanti in una società, come ad esempio gli incidenti automobilistici.

O anche, in campo economico-finanziario, gli investitori mostrano la tendenza a comprare ciò che è caro e che sembra sicuro – piuttosto che vendere azioni simili – e a vendere ciò che si sta svalutando e che sembra decadere – piuttosto che comprarne di simili –, quasi ignorando la natura ondulatoria della Borsa, sorprendendosi di eventuali perdite e ignorando che il comportamento finanziario opposto avrebbe fruttato, in media, circa il 50% di profitto rispetto ai costi di investimento (Barber e Odean, 2006, 2008).  Infatti, l’aspetto emotivo riferito alla vendita – ma anche quello dell’acquistare a prezzi ritenuti eccessivi – attivano circuiti neuronali repulsivi associati al disgusto e al dolore, mentre comprare a basso costo attiva quelli associati al piacere (Knutson et al., 2008; Knutson e Greer, 2008).

In queste pagine, Kahneman racconta come, anche nel freddo mondo della Borsa, l’aspetto emotivo definisca scelte, perdita e profitto, tanto che l’analisi dell’insensatezza di alcuni comportamenti finanziari, dovuti al comportamento emotivo umano, gli valse il Nobel per l’Economia.

Di seguito sono riportati alcuni dei moltissimi bias cognitivi individuati fino ad ora

-        Bias di disponibilità: la nostra esperienza diretta o indiretta, quindi, la nostra soggettività promuove tracce cognitive rendendole più rappresentative nella nostra mente e portandoci a sovrastimare quegli elementi, pur non avendo un riscontro oggettivo nella realtà.

-        Bias di conferma: la nostra mente può essere pigra e accomodante ricercando conferme a domande o pensieri, anziché guardare le cose in prospettiva considerando tanto gli elementi a favore quanto quelli a sfavore.

-        Bias dell’ancoraggio: un pensiero, un dato o un’esperienza possono ricoprire il ruolo di ancora ed andare a definire il nostro punto zero su cui elaboreremo erroneamente una stima o un giudizio.

-        Bias del senno del poi: l’esperienza di un evento viene rivisitata in funzione del suo risultato più che del processo attuato, creando una distorsione retrospettiva del giudizio per cui, sapendo a posteriori com’è andata, era ovvio sarebbe andata in quel modo.

-        Bias dell’ottimismo: possiamo avere la tendenza a credere che, tra tutti, sarebbe improbabile che succeda proprio a noi qualcosa di negativo o spiacevole, cadendo in un ottimismo irrealistico e infondato, promuovendo l’assunzione del rischio.

Riferimenti Bibliografici

Bargh, J. A., Chen, M., & Burrows, L. (1996). Automaticity of social behavior: Direct effects of trait construct and stereotype activation on action. Journal of personality and social psychology, 71(2).

Barber, B. M. & Odean, T., Boys Will Be Boys: Gender, Overconfidence, and Common Stock Investment, in «Quarterly Journal of Economics», 116, 2006, pp. 261-292.

Barber B. M. & Odean, T., All That Glitters: The Effect of Attention and News on the Buying Behavior of Individual and Institutional Investors, in «Review of Financial Studies», 21, 2008, pp. 785-818.

Channouf, A., Canac, D., & Gosset, O. (1999). Les effets non spécifiques de la publicité subliminale. European Review of Applied Psychology/Revue Européenne de Psychologie Appliquée

Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Edizioni Mondadori.

Knutson, B., et al., Neural Antecedents of the Endowment Effect, in «Neuron», 58, 2008, pp. 814-822.

Knutson, B., & Greer, S. M., Anticipatory Affect: Neural Correlates and Consequences for Choice, in «Philosophical Transactions of the Royal Society B», 363, 2008, pp. 3771- 3786.

North, A. C., Hargreaves, D. J., & McKendrick, J. (1999). The influence of in-store music on wine selections. Journal of Applied psychology, 84(2).

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